Grisciano e la sua Storia

    dsc_0002-nefTratta da:

“NOTIZIE STORICHE su Grisciano d’ Accumoli e la sua pieve parrocchiale”

di

don Luigi Celani

1. Posizione e carattere geografico del paese

Grisciano è l”‘ultimo” paese dell”‘alta” Sabina, sul confine con le Marche. È sul Tronto a destra, quando questi, lasciando la Sabina, incontra gli opposti sproni improvvisi della Sibilla e volta decisamente al mare. È uno dei 17 paesi del Comune di Accumoli, l’ultimo, verso nord-est della pro­vincia di Rieti.

Geograficamente è ai piedi dei primi Appennini Abruzzesi ove questi s’iniziano, opposti alla più alta Sibilla. Mentre questa è un grande conglomerato calcareo, l’alture abruzzesi sono di pietra arenaria frammista a grandi banchi di argilla di formazione secondaria e terziaria e di origine sismica o alluvionale.

Sulla destra del Tronto specialmente degradano ampi strati marnosi che sempre nei secoli causarono, coll’erosione delle acque o per le nevi, disastri memorabili. Così verso la fine del 1200, Fiorenzuola, (ricostruita poi col nome di Villanova di Accumoli) scomparve sotto un’altura sopra­stante cadutale addosso. Nel 1477 Tufo scampò appena da un disastro si­mile, Capodacqua già sinistrata nel sedicesimo secolo fu in parte sotterra­to da una valanga di neve nel 1823. Nel 1816 quasi contemporaneamente, sette case di Tufo sparirono sotto una frana venuta lentamente giù in tre giorni, mentre ai “Mazzancolli” (poco oltre Grisciano) una lama impo­nente (la “Lamaccia!”) venne giù e si adagiò sull’alveo del Tronto di fron­te al monte Rapino. Il Tronto ebbe così il corso interrotto per qualche giorno ed i marchigiani vennero a veder… cosa mai ne avevano fatto i Re­gnicoli!

Nel 1858 poi, il torrente Chiarino, perduto con i diboscamenti il de­flusso regolare delle acque, dopo alcuni giorni di pioggia torrenziale, il 24 di giugno, invase Grisciano, case, orti e terre, causando gravi disastri

 (rovina di S. Giovanni). Successivamente si susseguirono altre piene che completarono i primi guasti e fecero ncostruire it paese ove ora sta.

Chiarino — s’imbiancano le sue acque nel breve alveo precipitoso — un corso d’acqua che viene gilt dal “Fosso dell’Inferno” defluente dalla Macera della Morte (presso it passo di Annibale, a destra di Pizzo di Se­vo). E vicino al confine Piceno-abruzzese ora Piceno-laziale (reatino).

Grisciano a vissuto prima alla sua destra, poi sulla sua foce, ed ora sul­la sua sinistra. II suo alveo a lungo triangolo acuto presso la foce, non era una volta l’aspra sassaia di oggi; era fertile invece e ben coltivato a vigne, a seminativi, ad orti.

Per le prime alture abruzzesi, verso Poggio d’Api, fin dai tempi remoti si infittirono i boschi di faggi scomparsi poi lentamente coi diboscamenti, mentre intorno alla riva truentina e per l’ampia piana marnosa verso Pe­scara non vennero mai a mancare le possibilità di pascolo o seminative, fin dai tempi pin antichi.

2. Notizie storiche generali di epoca sabina e romana

Di Grisciano e possibile parlare storicamente fin dal 1000. Nella con­ferma di donazione fatta dall’Imperatore Corrado II nel 1037, al Vescovo Bernardo I di Ascoli insieme ad Accumoli, Illica, Rapino a ricordato an­che Grisciano (Grisianum). E siccome questo documento e la conferma di un’altra donazione fatta precedentemente al Vescovo di Ascoli dal Duca Longobardo di Sommata, Maginardo, e possibile portare prima del 1000 le più antiche notizie del paese.

Ma è bene premettere un richiamo all’antica epoca sabina e a quella ro­mana.

Strabone pone gli aborigeni d’Italia “presso le sorgenti del Tronto e del Velino”. Questa opinione che pue essere sorretta anche da prove geografi­che farebbe, come e noto, della Sabina, la culla degli Italiani. Dei Sabini antichi però ora non è il caso di discorrere perche gia all’epoca romana —anche se il nome non si muta — non erano piu quelli.

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La Sabina si estendeva tra Rieti e Norcia, tra l’Aquila e Monteleone Sabino, l’antica Cures, ecc. Riferendo il discorso ai primi abitanti delle rive del Tronto, è giustamente opinabile, anche se mancano elementi reali di prova che, per le riferite possibilità agricole e pastorizie, un primo nucleo di pastori e agricoltori, si stabilisse fin dal tempo più antico, vicino la foce del Chiarino.

La Sabina fu sottomessa a Roma verso il 290 a.C. da M. Curio Denta­to, ed ai tempi di Cesare Augusto faceva parte della IV regione italiana. Tra i ricordi romani presso Grisciano ricordiamo, innanzi tutto, la strada “Salaria”, (dice Festo che i Romani vi trasportarono il sale dalle foci all’Aterno).

Venendo da Interoclium (Antrodoco) la Salaria scendeva al Vicus Badies, (l’attuale Fonte del Campo), passava dinanzi a Grisciano, poi ad Martis (Tufo), ad Centesimum (Quintodecimo) ecc….

Il tracciato attuale della Salaria eseguito nella seconda metà del secolo passato non segue, dinanzi a Grisciano, quello antico perdutosi nell’alto Medio Evo. Il carattere alluvionale delle sponde del Tronto ha sommerso da qualche decennio anche le ultime reliquie di questo noto monumento della operosità romana. Però son vivi ancora quelli che ricordano gli ulti­mi bolognini di un ponte ed una serie di blocchi del selciato della Salaria, sotto la “Madonnella” (Rapino).

Altro ricordo dell’epoca romana è il cosiddetto “passo di Annibale” so­pra il Poggio d’Api, sulla Macera della Morte. Poiché è certo che il grande condottiero Africano passò per i Pretuzi, (nel territorio teramano cioè) l’appellativo ha un buon fondo storico.

La tradizione popolare parla anche di un sanguinoso scontro delle mi­lizie cartaginesi con quelle romane alla Macera che appunto, per il gran numero di cadaveri, fu chiamata della Morte; ma non è possibile confermarne la storicità.

Al passo di Annibale lo storico di Accumoli, il medico Agostino Cappello conduce la strada Salaria, ma il tracciato di questa fu sicuramente stabilito nel modo sopra riportato dal marchese N. Persichetti, sulla scorta della tavola Peutingeriana, dell’Itinerario di Antonino e delle osservazioni dirette.

Probabilmente al passo di Annibale doveva condurre un tracciato più antico o una variante, un’accorciatoria della Salaria, con inizio da Falacrine, oppure da Scarpidia (Sommati). Quest’ accorciatoria, attraverso le gole del Gorzano, arriva al bosco Martese dove biforcandosi finiva a Teramo attraverso la Valle Castellana, e a Baretre (Montorio).

Altra importante località dell’ultima epoca romana era l’antica “Cose”, paese che stava poco oltre Grisciano, sull’incrocio stradale che dal XVII secolo ha preso il nome di S. Pancrazio, da una cappella, ora distrutta. Quivi, come prova il Cappello — fu educato il sabino Vespasiano e non in Cose etrusca.

Nell’ultima epoca romana, la Sabina fu incorporata alla Tuscia: poi con la caduta dell’Impero d’Occidente, l’invasero i barbari che stabilirono un quartiere ad Atemnae.

Con l’invasione longobarda sorsero i ducati; le nostre terre vennero a trovarsi sotto quello di Spoleto che comprendeva anche Ascoli (“col nome Piceno si intende una parte del ducato di Spoleto” dice infatti Paolo diacono, che estende il Piceno tra Fermo e Pescara del Tronto).

Il ducato di Spoleto s’iniziò verso il 575; ma, in seguito, Ascoli ebbe un conte vassallo. Uno di questi, Ludgaro, nell’800 fece la nota donazione delle sue terre al Vescovo di Ascoli, firmata da Carlo Magno.

Furono i duchi di Spoleto che eressero la grande Abbazia di Farfa che ebbe terre e domini anche nelle nostre parti e finì distrutta all’epoca della sua espansione. Il Chronicon Farsense (pubblicato dal Muratori) che arri­va fino al 1159, ricorda le “terre sommatine”, le nostre parti cioè soggette a Sommata.

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3. Le più antiche notizie sul primitivo Grisciano

Di Sommata si può parlare nei secoli che precedono il 1000. Era una città che sorgeva ove ora è la Villa dei SS. Lorenzo e Flaviano (l’attuale Sommati che le è vicino ne ha ereditato il nome).

Sommata pare che sia sorta o per lo meno ingrandita con le invasioni saracene quando molte nobili famiglie risalirono il Tronto per il terrore barbaresco.

In Sommata deve essersi accentrata una signoria longobarda indipen­dente dal ducato di Spoleto. È un signore di Sommata quel Maginardo fi­glio di Sigolfo che verso il 1000 donò le sue terre sommatine (anche Gri­sciano) al Vescovo di Ascoli. (Le terre sommatine comprendevano diversi luoghi dell’Amatriciano, dell’Accumolese oltre Capodacqua ed Arquata, già proprietà farsense).

La donazione di Maginardo venne confermata, al Vescovo ascolano Bernardo I, dall’Imperatore Corrado 11 nel 1037; al Vescovo Presbitero da Lotario nel 1137, da Federico Barbarossa nel 1185.

6. La località del primitivo Grisciano

Grisciano dunque appare — come si è visto — per lo meno in un documento del 1037 che ne richiama uno precedente. lvi appare come un luogo con propria denominazione: “Grisianum” insieme a nomi di luoghi o di paesi vicini tuttora esistenti o scomparsi. Si può dunque pensare all’esistenza sicura di un territorio e di un nucleo di case di incerta entità, ma ben determinato.

Ove stava questo primo nucleo griscianese? Storicamente è quasi impossibile determinarlo. Però sulla scorta di ricordi tradizionali, di qualche denominazione di piccole terre, e di alcuni resti di fabbricati è possibile convalidare l’opinione che il primitivo Grisciano sorgesse a destra del torrente Chiarino, all’inizio della piana marnosa, negli appezzamenti che hanno ancora conservato la denominazione “in Grisciano”. Secondo la tradizione qui era il paese, ed aveva le case non molto raggruppate. È rimasto anche il ricordo di una torre di cui qualcuno dice di aver trovato il perimetro di fondazione, scavando per lavori agricoli.

La tradizione dice che tale torre portava una campana che si suonava nell’imminenza della grandine; sarebbe meno improbabile invece, l’ipote­si, che attribuisce a tale torre un carattere feudale perché, dopo il 1000, ce ne erano altre nei dintorni di Accumoli con la denominazione di “Rocche”. Di queste una era dinanzi a Grisciano con la denominazione: rocca di S. Paolo.

La torre di Grisciano però era semmai la dimora di un piccolo valvas­sino, di un piccolo signorotto che avrebbe dato — sempre secondo la tra­dizione           il nome al paese. “Griso” sarebbe stato, infatti, quel valvassino da cui poi il gruppo di case prese il nome di “Grisianum”. L’attendibilità di questa origine del nome “Grisciano” è certamente labile, ma viene ri­portata nell’impossibilità di trovar una derivazione dalla natura dei luoghi, come la offre invece con evidenza gran parte dei paesi vicini (Capodacqua, Colle, Tufo, ecc.).