Lisa – Primo Anniversario

Vorrei chiedere scusa ai miei amici e compaesani perché non sarò qui il 24 agosto: il primo  anniversario è sempre il più difficile, come tutte le prime volte.

Bisogna saper pregare e bisogna avere un luogo dove recarsi: noi non abbiamo più il cimitero e nostra madre non ha ancora una tomba.

Per ora la nostra chiesa sono le montagne, come mi ha insegnato papà.

Sono qui oggi, invece, perché questa sagra, di cui mamma ha piantato i primi semi con l’associazione Amici di Grisciano , ha il sapore potente del “consolo”, tradizione antica ,amata dalla mia famiglia : il  banchetto funebre in cui insieme si mangia e si beve e si ricordano i defunti come se fossero vivi. con racconti, risate e vecchi aneddoti si scioglie il dolore in nostalgia antica, sopportabile.

È questo il senso del nostro stare insieme oggi: smontare il dolore sasso a sasso, pietra dopo pietra così come vorremmo fare con queste nostre macerie, che ormai da un anno alle intemperie si sono consolidate in un unico macigno monolitico e inamovibile.

Ci riusciremo a smontarle pezzo pezzo, strada obbligata per poter ricostruire non solo case ma una comunità.

Nei 4 interminabili giorni di veglia nella   palestra di Ascoli trasformata in camera ardente con altre 70 bare, tra i più pesanti mai affrontati che ancora mi perseguitano con il loro odore , mi ha salvato il senso di empatia con i miei compagni.

Nel nonsenso della conta dei morti, nella puerile graduatoria se fossi più fortunata io aver perso una mamma vecchia e malata che aveva molto e ben vissuto piuttosto che la mia vicina che piangeva la figlia bambina ( e confesso che ho fatto anche questo, con l’inguaribile vizio,  insegnatomi da mia madre, di trovare sempre il lato buono o almeno il meno peggio delle cose), nella sospensione di quei giorni ho capito che siamo tutti orfani, senza distinzioni: io, mio fratello, le famiglie delle vittime di Accumoli e quelle di Amatrice e del Lazio e delle Marche e dell’ Umbria e dell’ Abruzzo e di tutti i terremoti passati e futuri; e orfani quelli che hanno perso la casa , la prima o la seconda o anche solo il lavoro.

Siamo orfani della nostra vita precedente, spensierata , ingenua, delle nostre origini e dei nostri paesi.

Ma ho anche capito che non dobbiamo sentirci in colpa di essere vivi, abbiamo il dovere morale di vivere anche per i nostri morti.

Abbiamo il dovere di pretendere futuro , lungimiranza, volare alto perché è il modo migliore di onorare i nostri defunti.

E dobbiamo pretenderlo prima di tutto da noi stessi, perché i governi passano , ma noi no.

Non accontentarsi, non mollare per tenere viva non solo la memoria dei nostri cari , ma il futuro dei nostri figli e della nostra terra.

Sognare: una piazza più grande dove andare a vedere i giocatori di carte perché, come disse un giorno mia figlia, è meglio che andare al cinema; un frutteto fiorito con tante piante quante sono state le vittime del terremoto; sentieri puliti con rifugi aperti in montagna perché è l’unico posto dove so pregare; un camino acceso per accogliere gli amici; un paese di gente e vicoli perché, come disse l’altra figlia, a Grisciano si può uscire da soli dopo cena anche da piccoli; e gli gnocchi di Giampiero come quelli di Millo e il prosciutto di Mario e il caffè di Peppe e il formaggio di Sandra e il kit della gricia di Sabrina, e i pomodori di Tonino e la pizza di Pasqua di Clara e le noci di Renato e la crostata di Palmina e la genziana di Dante e le filastrocche di zio Bruno , le scrippelle di Pasquina e lu “frigunitte”di Cianitte  e  l’amaro di Titina  e il bar di Tancredi e l’orto di papà ,la pila della Mola e Palazzo e Casale Piciacchia , l’ “In tre Chese”

e la casa vecchia di Giulio e la vigna di Pia , il pollo ruspante di Anna e la somara di Giosuè, i fiori di Castelluccio e la zuppa di lenticchie del rifugio di Gino e la festa di San Martino di Accumoli con i cavalli, la manovia  di Forca Canapine e la neve sul Vettore e la processione della Madonna della Neve e i Totò rubati nei campi fatti alla brace la notte alla Croce ,il latte di Peppinella e la stalla di Catabba e Milena che mi difende dall’incazzatura di papà e le mucche di Peppa che ritornano il pomeriggio e le facce belle oneste dei soccorritori che dopo un giorno sapevano già i nomi di tutti e gli orari delle medicine dei vecchi e i compleanni dei bambini e chissà chi di loro ha tirato fuori mamma e Laura del Camerun salvata da mio fratello e scusate se non vi ho citati tutti, ma tutti vi ho nel cuore, tutti siete casa e paese, voi che avete accolto mamma che si è fatta griscianese più di quel griscianese incallito di papà.

Ricordi vecchi e nuovi per ricostruire Grisciano Paese Aperto, migliore di prima e vivo , lottando 364 giorni all’anno.

Il 365esimo, il 24agosto, è il buco nero dell’anima con il quale dovrò imparare a fare i conti: e in questo ancora una volta, mi ha aiutato mamma che in questo lungo anno mi ha lasciato tracce e orme da seguire per poter riprendere il cammino…una cartolina vecchia di 55 anni( ma questa è un’altra storia) e questa lettera di S. Agostino.

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